venerdì 23 maggio 2008

La deformazione della lente


Ho voltato le spalle alla stabilità,
il fiume è straripato,
la diga non è riuscita ad arginare il suo corso.
E quanto più il mio sguardo
tenta di spaziare l'orizzonte
tanto più esso si allarga
ed appare infinito.
Salendo una scala riusciamo ad avere maggiori prospettive
ma ci allontaniamo dal suolo.
Così la nostra vita
spingendosi oltre il muro della parvenza
perde il contatto con la realtà,
cade al contrario.
Un tonfo sordo coprirà il suo dolore.
Un brivido riporterà la sua essenza nella forma,
la sua anima nel corpo,
la sensazione correlata all'oggetto del suo desiderio.
Maggiore sarà il peso terreno,
maggiore sarà il suo dolore.
Ha buttato la faccia nella terra,
l'ha assaporata.
Un ultimo morso alla sabbia
e poi sarà pronto ad oltrepassare il muro.
E quando la fame sarà così grande
da non poter essere saziata dall'etere,
quell'ultima manciata di terra
tornarà alla mente.
Forse la riassaporerà.

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