lunedì 16 giugno 2008

Albero,ramo,foglia...

Avvolta in soffi di vento
che come mantelli coprono le mie spalle
afferro quel ramo inerme
stanca di aspettare
stanca di fluttuare nell'aria.
Devo toccare il mondo
devo fondermi con i suoi elementi
mescolarmi a quei margini
che vedono scorrere acque sempre diverse.
Le aquile sono diventate avvoltoi
su quelle carcasse lasciate lungo il cammino
da mandrie deformi
che incessantemente hanno pestato
quello che potenzialmente avrebbe potuto
macellarle.
Nuovi cieli si stagliano ai loro occhi.
La loro essenza riuscirà ad adattarsi
a ciò che prima
non era la loro forma?


domenica 15 giugno 2008

Osservatore partecipante osservato

Cosa fare se dopo aver seminato il raccolto esso andasse perso, non al primo germoglio, ma al culmine della sua maturazione. L'idea più saggia sarebbe quella di aspettare la stagione giusta per seminare un nuovo raccolto. Ridar vita alla terra, ma visto che è possibile interscambiare le unità semantiche della metafora in atto, ridar vita a se stessi. L'idea di aver perso è fonte di rigenerazione, ma è anche la sostanza da cui partono tutte le sconfitte. Vittoria vs sconfitta, vita vs morte, si gira in questo modo, anzi la prima dicotomia è già una rappresentazione della seconda. Quanti giri si è disposti a fare è una scelta percepita a posteriori da ogni essere umano. Scegliere, credere e veder morire quello in cui si credeva. Impossibile scegliere e credere o forse troppo stupido. La rinascita o la ripresa è rigettarsi nella vita, studiare i propri affanni, esserne posseduti o controllarli, ma in modo sempre parziale, perchè la concezione del tutto è la negazione stessa della concezione di eterna ripresa se non in un concetto astratto. Come astratto è anche questo pensiero e quelli che verrano dopo.
L'unica vita è il mondo e il mondo è l'unico luogo in cui vivere. Gli uomini che hanno vissuto e vivranno questo luogo potrebbero aver scritto o scrivere le stesse cose che sto scrivendo io, ma a vuoto come me cercano di lasciare tracce di memoria per insegnare a vivere quando invece dovrebbero sapere che il mistero della vita appartiene solo a chi non concepisce se stesso come diverso dal mondo. Gli esseri umani non godono di questo privilegio.

venerdì 13 giugno 2008

Ipotetici surrogati


Questa considerazione parte da una domanda (come d'altronde tutte le considerazioni): chi è o cos'è un surrogato?
Beh oggi la mia riflessione si è svolta così:
  1. Nietzsche di sottofondo, come presenza ambigua ma necessaria all'assopimento della mente.
  2. Spongebob for president.
  3. Assenzio emulsionato con sangue...
  4. ...lo stesso sangue che ora circola in corpi avversi, in corpi non propri: cariche simili si respingono.
  5. Corrente, troppa corrente e cenere da tutte le parti.
  6. Io che per la prima volta dopo tanto riesco a percorrere quella fune senza cadere, senza sbandare.
  7. E quella pesca alle mie parole non dette, ma farfugliate. Quell'incessante buttare le dita giù per la gola al solo scopo di afferrare il mio demone affinchè mi avesse lasciato in pace per un solo giorno.
  8. E quell'impalpabile senso di sazietà, senza volersene liberare.

Una controfigura non è l'attore. Esteticamente si assomigliano, certo. Ma nell'essenza sono diversi. Il superuomo di Dannunzio non è quello di Nietzsche: è una derivata.

Pareri avversi su questa condizione sono possibilissimi. Urlate o se possibile appiccate un rogo: qualcuno prima o poi se non vuol sentirvi verrà comunque a spegnerlo!

Utilità dell'intervento: deve esserci un'utilità?

ID. Imprevedibilità e Disorganizzazione: la Filosofia


Queste due dinamiche hanno comandato completamente la mia vita e la mia persona. A parte un tentativo di opposizione adolescenziale alla loro suprema maestosità, cercando di collocarmi negli spazi definiti canonicamente dalla società in cui vivo, oggi lascio totalmente fare alla loro volontà che hanno sul mio destino sentendomi discepolo, complice partecipe alle loro dinamiche evolutive nel mio essere e nella mia mente. Si, perchè più che altro è una filosofia di vita. Avere progetti è caratteristico ad ogni essere umano, la filosofia dell' i.d. porta un approccio diverso alla visione del domani, guardando ogni progetto futuro orientativamente, dando largo spazio all imprevedibilità nella programmazione e alla disorganizzazione nella concettualizzazione. Usando questo metodo ogni cosa pianificata può essere ribaltata in meno di un attimo da queste dinamiche. L'effetto sorpresa è il fulcro predominante dell'i.d. Ovviamente può essere positivo o negativo. La positività di tale effetto darà ai suoi discepoli una larga gioia emotiva, imprevista e sorprendente che porterà ad un euforia crescente. La negatività sarà oggetto di stati d'animo mortificanti, istericismi e magari vere e propie flagellazioni corporali.
Essendo discepolo dell' i.d. posso senza dubbio dirvi che il gioco vale decisamente la candela , e l'affezionarvi a questa filosofia vi porterà mano a mano a reagire allegramente anche agli effetti-sorpresa negativi. Questa filosofia mette di buon umore e vi tiene sempre pronti a qualunque probabilità anche quelle Veramente Imprevedibili. Sarete circondati sempre da personaggi-eccentrici con cui sarete coinvolti in situazioni-limite-dell'immaginabile avendo una vita di caotico-ordine caratterizzata da un apertura-mentale allargata da aspettative-improbabili dovute da esperienze-fuorvieggianti(patente stilistica). Entrare a far parte della i.d. community avvantaggerà l'arte del saper vivere, godendo di vari momenti-unici esistenziali a volte persi dalla troppa precisione attuativa e dal cercare di comandare gli eventi. Lasciarti trascinare dall'Imprevedibilità e Disorganizzazione porterà fuori il meglio e il peggio di te cosicché avrai a disposizione la possibilità di conoscerti meglio essendo esposto frequentemente a situazioni-limite e a persone-limite. Dai spazio alle tue riflessioni......lascia qualche commento.......io chiudo il mio flusso di coscienz..ZAC......

mercoledì 11 giugno 2008

-INCIPIT-Il tessitore

Neanche lui voleva uscire più da quella camera fatta di sospiri e silenzi. Ora la gioia lo spaventava. Aveva visto la gioia trasmutarsi in follia. Cosa sarebbe mai stata la sua vita se solo non avesse visto loro. Come può la personalità suddividersi in molteplici parti così opposte ma così necessarie allo svolgimento della propria identità? Continuava impassibile ad intessere le sue tele. Quelle trame che divenivano a poco a poco più sottili. Senza sapere che alla fine avrebbero avvolto anche lui. Così avrebbe sicuramente catturato più prede. Le stesse che un giorno lo avrebbero soffocato.

Realismo cinico


Qualsiasi cosa venga fatta, l'importante è sempre tenere in mente il proprio obiettivo e non farsi depistare mai. Fai finta di cambiare strada, ma solo per seminare i depistatori.
Poi imbocca nuovamente la stessa strada di prima e rievoca tutti i segni che hai incontrato durante il tuo cammino. Loro saranno i tuoi ricordi, la tua identità e il tuo destino.
Ti guideranno verso un progetto chiaro, ti salveranno, non ti faranno diventare un facile strumento di progetti altrui.

martedì 10 giugno 2008

L'apparenza non inganna


Questo mantello ricopre le mie ali fatte di squame e petali.
Foglie secche ricoprono il mio cammino
e non posso svegliare i miei demoni
ora sono assopiti,
se pesto le foglie
il loro fragore li risveglierà.
Non chiedo reti al di sotto della mia fune
solo dei contrappesi che equilibrino
i miei demoni.
Spasmi nella notte
ansie pervadono la mia testa
il mio corpo freme
davanti al burrone.
Questo è il momento propizio.
I miei occhi, le mie mani,
il mio corpo...nulla esiste.
Sono un sacrificio agli Dei,
appiccate un fuoco e bruciate tutta la sterpaglia che
vi circonda.
Prima che lo faccia qualcun altro,
che nella propria sterpaglia veda voi.
Ti aspetterò su quelle rocce
irte e frastagliate.
E ogni pensiero sarà tanto più logorante
quanto minore sarà stata la mia
potenza nel realizzarlo.
Cura o malattia?
Non esiste cura alla malattia dello psicologo.
Non può curare se stesso attraverso gli altri.
Non perdere mai la fiducia negli altri.
Soprattutto quando quella che hai in te stesso è avvolta da quella coltre
di fumo che inspiri da mattino a sera.

lunedì 9 giugno 2008

E in principio fu male...


La vita non mi è mai sfuggita di mano come adesso
mi consumo lentamente, come una candela che brucia
inesorabile come il mio stesso respiro.
Le mie lacrime come cera colante
percorrono il mio corpo.
Devo reprimere l'urlo della mia angoscia,
dovrei forse riempire la mia bocca di facili e belle parole???
La mia essenza è diversa dalla forma del mio corpo.
Modella e plasma la mia forma
come uno scultore
che ripercorre le tappe della sua stessa storia,
affinché non si crei più vuoto dentro me,
affinché non debba più svuotare la mia forma,
affinché non la privi più della mia anima.
Questo non è il mio posto.
Gioco a scacchi con effimero,
nella fioca speranza che si riveli scultore.
Avvolgimi nel tuo velo di parvenza, in modo da liberartene.
Io sarò l'ansia dell'ignoto, ma
la certezza dell'avvenire.
Immobile come una statua a cui sono stati amputati gli arti
perché non s'impadronisse dell'arte del suo scultore.
Ho bisogno di colla.
Per non continuare a scivolare in questo abisso
così attraente ma impalpabile, come la sensazione di pienezza.
Gli atti materiali sono i servetti delle sensazione.
La mia sensazione di vuoto, non passivo.
Vuoto attivo, per far spazio al pieno che verrà,
prima della completa dissoluzione, prima che la mia essenza
evapori assieme agli odori nauseabondi
degli acidi...

Questa pagina è in più


Il fuoco si accende tutte le mattine per riscaldare la casa. Non dimenticare mai le tue radici perchè è da loro che deriva la scoperta della tua coscienza.
Hai presente quando ti fermi e hai la sensazione di non capire dove sei, cosa fai in un luogo che non senti tuo. In quei momenti si può solo credere in piccole immagini ironiche. La carta emana un rumore che stimola lo scrivere, solo il suo rumore, ma non è questo che mi porta a fare ciò. Forse è soltanto l'amore per quello che non mi è mai appartenuto veramente. Prendersi cura e amare una persona non sono la stessa cosa. Scrivere è un sacrileggio del vivere. Nello stesso momento in cui la penna inizia a tracciare solchi d'inchiostro si rompe un'incanto. Si tenterà in vano di ricrearlo con parole pensate, d'altronde le parole non possono essere se non sotto forma di pensiero. Le sensazioni non sono pensieri formati possono forse diventarlo in seguito, ma di certo non sarà rimasto nulla del piacere originario.

sabato 7 giugno 2008

-INCIPIT-Mario dorme di giorno

-Un racconto non può partire con la descrizione di quel momento in cui si sta scrivendo quel racconto che si vuol descrivere-. La lunga esposizione dei suoi occhi ad una lampada a basso consumo lo aveva illuminato con questo pensiero. Cosa voleva scrivere non lo sapeva nemmeno lui, però ogni sera riprendeva in mano i suoi scritti, li correggeva e poi appuntava nuovi spunti. A volte li stravolgeva totalmente senza nessun problema. Mario definiva questa operazione rilettura, solo che questa rilettura durava da quasi sei anni. Nel momento in cui vedeva i suoi pensieri trasformarsi in tratti neri reali fissati su carta, cominciava a pensarli artificiali e li riimpastava alla ricerca del pensiero che canalizzasse tutte le mille contraddizioni dei suoi ricordi. Eppure faceva fatica a buttare gli oggetti materili con la stessa facilità con cui si disfaceva delle sue idee. Comodini, tavoli, scrivanie, insomma qualsiasi cosa con un cassetto era piena di cianfrusaglie di tutte le razze. Lettere di amici, di traditori, di donne, di trombamiche, di amanti, di fate, flauti, inviti a feste o compleanni, tappi di Berlucchi con data annessa, agende, cartoline, temi delle scuole elementari, pagelle, ramoscelli secchi, occhiali da vista mai messi, pacchi di cartine, pezzi di fumo, preservativi, tracce di pensieri sui quadernoni di diritto commerciale, pietre, bigliettini, fazzolettini di carta con numeri di telefono, volti di donne, fototessere, dadi, tessere, pezzi di vetro, pezzi di mosaici, pistole giocattolo, coltelli, rullini, penne, bacchette cinesi, unghie, cubi di legno, flaconcini 20x di Salvia divinorum, scontrini, biscotti secchi, struzzi di plastica, perizomi, cassette musicali, dispense dell'università, floppy disk, dischi, CD, bilancini, foglie, video cassette pornografiche, pupazzetti, gettoni del calcio in culo, chiavi, pass di concerti, biglietti teatrali, registratori portatili, fischietti, figurine di calciatori, posaceneri intagliati nei nodi di una quercia, pezzi di anfore etrusche, bottigliette di grappa, libricini di cucina, macchinine, orologi, lenti di ingrandimento, necrologi, accendini e altre robe che nemmeno lui sapeva di avere in quei cassetti.

Le persone non cambiano: si rivelano


Quando si accende un fuoco simile a questo è molto difficile spenerlo. Gli esili rami dell'innocenza bruciano per primi, poi si leva il vento e allora tutto il bene che una ha dentro è in pericolo.

"Fire walk with me" di David Lynch