martedì 28 ottobre 2008

Fisionomia del fallimento

La felicità può far bene quando passa inosservata. La realizzazione di sé causa insoddisfazioni che col passare degli anni uno psicologo avrà classificato come "traumi". Il fallimento ha il volto autoironico. Siamo alla ricerca di parole per classificare come mondo parallelo quello che la realtà stessa ci porge come aceto su un piatto d'insalata. Aspra alle papille gustative, a fior di lingua, ma una perfetta compenetrazione tra gli ingredienti nello spazio tra gola ed esofago. Quando sarebbe ormai troppo tardi per riuscire a trattenerne l'aroma. Troppo presto per ingoiarne un altro boccone. La memoria apparentemente ci riforma, ci ricrea. Ma si finisce sempre col percorrere strade già conosciute. Come un domatore di leoni, l'indifferenza articola i miei muscoli. Dirige i miei movimenti. I fili della devozione al proprio "io" tengono gli uomini sospesi in questo cielo di mezzo. Territorio di tutti. Impero di nessuno. Illuminiamo questo spazio con fari abbaglianti, così che tutti rimangano accecati dal mito della nostra individualità. E tutto quello che rimane da stringere, svanisce con il sorgere del sole.

2 commenti:

  1. Amica cara, secondo me la memoria serve a farci trovare il nostro ritmo

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  2. vieni a darmi sole
    dammi celo chiaro e pioggia
    per lavare via l amaro
    ma stai con il fucile caricato
    lasciami colare a picco nella mia malinconia
    spara quando sto per affogare
    nell abbisso piu totale
    perfora ogni dfifesa personale
    trova quello che disperatamente difendo
    ma mi sta distruggendo
    puoi caricarmi tra le macerie
    prendermi a peso morto
    e dico morto per la serie fottuto
    chiuso nelle mie galere
    tu puoi venirmi a liberare se sei tu hai di sicuro la mia chiave

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