venerdì 23 maggio 2008

Trasfigurazione


E questa pioggia continuerà a bagnare i nostri volti per purificarci dal sottile strato di noia che ci avvolge. Mi reincarnerò nell'albero che si erge lungo la solitaria strada di Vladimir ed Estragon. Quella cinta è così attraente, ma anche ambigua: soluzione o abbandono? L'albero fungerà solo da appiglio. Tutti gli appigli si sfaldano facilmente, si sgretolano sottoposti all'eccessivo peso dei nostri dolori.
E quanto più la nostra presa sarà forte e salda a qualcosa di così effimero, tanto più la roccia si sfalderà.
L'albero li guarderà tutti precipitare e si ergerà sempre fiero di averne visto pochi risalire.
Lo spirito non è dotato più di ali: striscia viscido a terra e come un acido corrode tutto ciò che attraversa.

La deformazione della lente


Ho voltato le spalle alla stabilità,
il fiume è straripato,
la diga non è riuscita ad arginare il suo corso.
E quanto più il mio sguardo
tenta di spaziare l'orizzonte
tanto più esso si allarga
ed appare infinito.
Salendo una scala riusciamo ad avere maggiori prospettive
ma ci allontaniamo dal suolo.
Così la nostra vita
spingendosi oltre il muro della parvenza
perde il contatto con la realtà,
cade al contrario.
Un tonfo sordo coprirà il suo dolore.
Un brivido riporterà la sua essenza nella forma,
la sua anima nel corpo,
la sensazione correlata all'oggetto del suo desiderio.
Maggiore sarà il peso terreno,
maggiore sarà il suo dolore.
Ha buttato la faccia nella terra,
l'ha assaporata.
Un ultimo morso alla sabbia
e poi sarà pronto ad oltrepassare il muro.
E quando la fame sarà così grande
da non poter essere saziata dall'etere,
quell'ultima manciata di terra
tornarà alla mente.
Forse la riassaporerà.

Principio di misoginia


Come è mai possibile sentirsi disarmato al cospetto di un essere talmente innocente.
Come fare a resistere alla voglia di possedere una così bella creatura?
Fortunatamente una terza persona non mi ha permesso di entrare nella mia mente filmica e idealizzare del tutto quella lieve ed eccitante fantasia.
Domani tornerò, anche se il mio buon senso mi dice di non farlo.
Devo avere la sua innocenza.
Voglio vedere la luce dei suoi occhi.
Gli incontri dovrebbero restare attimi.
Le mie fantasie cambiano veste. Vizio e bisogno le pervadono.
Quiete e soavi come montagne boscose,
luminose e distese come laghi a mezzogiorno,
circospette e sfuggenti come volpi solitarie,
ingenue e inconsapevoli come pastorelle al tramonto.