giovedì 13 maggio 2010

Trovami una ragione per smettere

Due fuochi che ardono, mentre io resto a fissarli. Sono davanti a questo calore, un'altra fiamma brucia dentro di me. Aspetto. Tutto finalmente esplode. Tutto si consuma. E' stato sufficiente spargere un po' di benzina su quello che mi fa stare meglio. Tutto mi è sfuggito dalle mani, un accendino e l'esplosione è stata fatale. Salva questa notte e guarda il cielo. Il fumo che si è levato ha penetrato tutte le case. Un fuoco e tutte le stronzate spariscono. Forse è meglio non restare a guardarlo a lungo: potrei volermene appropriare e tutto svanirebbe in una fiammata. Forse sarebbe meglio che a sparire fossero tutte le stronzate di questo mondo, così avide da possedermi.

domenica 11 aprile 2010

Insieme resisteremo, divisi cadremo

Ci sarebbe bisogno di aneddoti da raccontare, sempre. In questo modo diventerebbe più facile eludere il momento e sfuggire all'identificazione. La memoria è un'arma potentissima. Con quest'arma puoi bloccare, destabilizzare, differire nel tempo la reazione dell'avversario, controllare. Memorizzare è potere. Gli archivi sono potere. Voler dimenticare può significare solo rinuncia o utopia. Non voler avere una memoria e una specificità, seppur apparente, vuol dire trovarsi sull'antro della pazzia o sulla porta dell'anarchia. Un'anarchia che ricorda solo se stessa e le proprie visioni. Le visioni sono potenzialmente delle realtà, diventano tali quando sono condivise. Bisognerebbe definire meglio l'anarchia. Forse l'anarchia è pazzia o forse così mi piace pensarla. Non sono in grado di creare condivisioni, esse hanno il sapore dell'autorità, anche quelle più innocenti. La pazzia è la coerenza verso la potenzialità. La realtà è una verità approssimativa, una situazione. Il segreto è fare, far vedere. In questo modo la potenza sarà visibile, diventerà reale, ma non bisogna legarsi alla potenza, perchè la potenza è fluida, è la presignificazione. La potenza non si possiede si custodisce, così come la pazzia. Versa questo unguento intorno a te e credi nella contaminazione.

Contributo visivo: "Television, the drug of the nation", adesivo situazionista da applicare sul telecomando

sabato 27 febbraio 2010

-INCIPIT- Tutti i marinai hanno visto almeno una sirena

Accadde tutto in una notte. La voce roca impediva alle parole di apparire distinte, ma allo stesso tempo conferiva loro un suono già ascoltato. Una taverna dimenticata dal mondo, di quelle in cui si potrebbe incontrare un pescatore che parla di sirene ad un donnaiolo ubriaco. Una notte in cui la vita si è già manifestata in una moltitudine di luci e suoni e sta per spegnersi insieme all'ultimo fuoco acceso da un vagabondo. In quella stessa notte, in una delle strade della città, lei fece la sua comparsa. Avvolta nei fumi della sua ipocrisia, i tratti del suo viso apparivano appena distinguibili. Era lei, non c'era dubbio, lo si capiva dalle facce rassegnate della gente che incontrava lungo il suo tragitto. Era lei: la questione di principio. Nessuno riusciva a contraddirla, era l'unica a dispensare certezze in quelle vite così relative. Affascinava tutti con i suoi abiti cangianti, eppure, dopo il suo passaggio, lasciava dietro di sé solo rassegnazione. Già, perché da buona prostituta si concedeva a tutti, ma il germe della sua malattia s'insidiava nella fittizia dignità degli uomini.
Nessuno può salvarsi. Sbarrate le porte. Chiudete gli occhi quando incrociate il suo viso, o ne rimarrete pietrificati. I suoi capelli, come tentacoli, avvinghierebbero la vostra anima modellandola secondo i suoi desideri. Senza rendervene conto sarete diventati solo i suoi rifiuti. Non lasciatevi ammaliare dalle sue rassicuranti parole. Solo così sarete salvi.
Ma forse è troppo tardi. Chi di voi può dire di non averla mai incontrata? Chi di voi può dire di non averla mai cercata? Chiunque abbia sentito appena il bisogno di un'effimera certezza, è stato già condannato.
Non era un caso che un pescatore stesse parlando di sirene ad un donnaiolo. Avrebbe voluto portarlo con sé sulla sua barca per poi annegarlo nella stupidità delle sue illusioni. Lo avrebbe fatto tuffare in quel mare sconfinato, illudendolo di riuscire ad afferrare quello che per lui sarebbe stato l'unico motivo valido per tuffarsi: una sirena che lo attende per avvolgerlo nel mortale abbraccio della sua convinzione.

Contributo visivo: "Royal Lodger" di Marcel Dzama, 2003