mercoledì 20 ottobre 2010

La luna gira il mondo e noi dormiamo

 
É facile essere soli anche con 7 persone intorno, basta un lettore MP3 e un paese straniero. La videocamera è uno sguardo ubriaco se mossa velocemente. I dettagli si confondono e tutto sfuma. Perchè mancano i posti per i pazzi, gli stupidi e i figli di nessuno?
Eliminando manicomi e carceri resta solo la strada o la corda. Non avere un orologio al polso e un telefono in tasca è il primo passo per la libertà. Bisogna passare prima dalla solitudine per essere liberi. L'affluenza della gente in metropolitana, le ombre create dalla luce solare, la fame e il sonno saranno le lancette del mio orologio.
Trenton-NJ, 14 agosto 2009 

Contributo visivo: "Subway" di un amico anonimo, 2009

lunedì 13 settembre 2010

E' proprio lì, guarda, oltre le nuvole!

Questa è la storia di un veliero che un giorno decise di salpare per il cielo. Non si sa mai con sufficiente anticipo quale sarà la parte del tuo corpo che marcirà per prima bruciando tra le fiamme del tuo inferno. L'unica certezza che si ha è un bruciore in corrispondenza del punto di putrefazione. Finché questo momento non arriva, non fai altro che penetrare i tuoi artigli nel corpo di chi ti sta accanto.
Una volta i miei artigli hanno sfiorato la superficie dell'oceano e lentamente ne hanno tracciato gli orizzonti. A sinistra riuscivo a tendere la mia mano sotto superfici ghiacciate, levigate, sotterranee, che al solo sfiorarle la mia mano scivolava via. Appena pochi centimetri più su, le mie dita scorgevano una duna nel deserto, la naturale dilatazione di un corpo rilassato. E lentamente, mentre il vento dell'imbarazzo soffiava in direzione opposta alla mia, la mia mano risaliva la piccola duna, che come levigata dallo stesso vento, si distendeva.
Le mie dita si allungavano e il mignolo riusciva a sentire dell'altro ghiaccio e del'altra sabbia, in maniera speculare. E poi, continuando a percorrere la corrente di un canale che mi portava giù, scorsi un campanellino che, al solo tocco, emanava uno squillo di felicità. E mi divertivo a fargli tante capriole intorno, così da farlo suonare: era bello assaporarne la felicità.
Il tutto come a tessere una storia descrivendo solo il paesaggio circostante. Come se ogni poro della pelle fosse collegato agli altri attraverso il passaggio delle dita, in grado di mescolare le sostanze presenti su di essi.
Da quel giorno avverto un leggero bruciore percorrere le linee della mia mano.
Se la chiudo sento ancora la forza del vento che, non più carico di pudore, cerca di placare il mio bruciore, ma non è detto che non sia lui stesso ad alimentare queste ferite.
Questa è la storia di un veliero che un giorno decise di rilassarsi in cielo.
Vecchio guerriero che riposi in questo cielo, un giorno, per favore,
trafiggimi il cuore!


Contributo visivo: Salvator Dalì posa in "Voluptas Mors", foto di Philippe Halsman, 1951

giovedì 29 luglio 2010

A proposito di partenze

No davvero, secondo me tu hai ragione. Cioè, voglio dire, alla fine è tutta una questione di punti di vista. Se la solitudine di quattro pareti può essere paragonata a quella che provi dentro in questo momento, potrei credere che la tua vita non sia poi tanto più bella della mia. Se la fretta di sentirsi in colpa ti accompagna a casa la sera, potrei credere che la tua vita non sia poi tanto più bella della mia. Se quello che hai scoperto ti ha reso così inerme di fronte alla vita, come succede a me, potrei credere che la tua vita non sia poi tanto più bella della mia. Se la voglia di riabbracciare i tuoi cari non è frenata dalla paura di rivedere i tuoi spettri, sono sicura che la mia vita sia di sicuro meno bella della tua.Credi sia facile tirare avanti semplicemente facendo finta di voltarsi per non guardare? Non guardarmi in quel modo pietoso, la tua pietà mi mortifica, mi pietrifica. L'ultima volta che il mio spettro è venuto a farmi visita è stata determinante: se torno o meno lui ci sarà.


Contributo visivo: particolare del murales "Buckjump" di Blu, Berlino, 2007 http://www.blublu.org/