mercoledì 11 giugno 2008

Realismo cinico


Qualsiasi cosa venga fatta, l'importante è sempre tenere in mente il proprio obiettivo e non farsi depistare mai. Fai finta di cambiare strada, ma solo per seminare i depistatori.
Poi imbocca nuovamente la stessa strada di prima e rievoca tutti i segni che hai incontrato durante il tuo cammino. Loro saranno i tuoi ricordi, la tua identità e il tuo destino.
Ti guideranno verso un progetto chiaro, ti salveranno, non ti faranno diventare un facile strumento di progetti altrui.

martedì 10 giugno 2008

L'apparenza non inganna


Questo mantello ricopre le mie ali fatte di squame e petali.
Foglie secche ricoprono il mio cammino
e non posso svegliare i miei demoni
ora sono assopiti,
se pesto le foglie
il loro fragore li risveglierà.
Non chiedo reti al di sotto della mia fune
solo dei contrappesi che equilibrino
i miei demoni.
Spasmi nella notte
ansie pervadono la mia testa
il mio corpo freme
davanti al burrone.
Questo è il momento propizio.
I miei occhi, le mie mani,
il mio corpo...nulla esiste.
Sono un sacrificio agli Dei,
appiccate un fuoco e bruciate tutta la sterpaglia che
vi circonda.
Prima che lo faccia qualcun altro,
che nella propria sterpaglia veda voi.
Ti aspetterò su quelle rocce
irte e frastagliate.
E ogni pensiero sarà tanto più logorante
quanto minore sarà stata la mia
potenza nel realizzarlo.
Cura o malattia?
Non esiste cura alla malattia dello psicologo.
Non può curare se stesso attraverso gli altri.
Non perdere mai la fiducia negli altri.
Soprattutto quando quella che hai in te stesso è avvolta da quella coltre
di fumo che inspiri da mattino a sera.

lunedì 9 giugno 2008

E in principio fu male...


La vita non mi è mai sfuggita di mano come adesso
mi consumo lentamente, come una candela che brucia
inesorabile come il mio stesso respiro.
Le mie lacrime come cera colante
percorrono il mio corpo.
Devo reprimere l'urlo della mia angoscia,
dovrei forse riempire la mia bocca di facili e belle parole???
La mia essenza è diversa dalla forma del mio corpo.
Modella e plasma la mia forma
come uno scultore
che ripercorre le tappe della sua stessa storia,
affinché non si crei più vuoto dentro me,
affinché non debba più svuotare la mia forma,
affinché non la privi più della mia anima.
Questo non è il mio posto.
Gioco a scacchi con effimero,
nella fioca speranza che si riveli scultore.
Avvolgimi nel tuo velo di parvenza, in modo da liberartene.
Io sarò l'ansia dell'ignoto, ma
la certezza dell'avvenire.
Immobile come una statua a cui sono stati amputati gli arti
perché non s'impadronisse dell'arte del suo scultore.
Ho bisogno di colla.
Per non continuare a scivolare in questo abisso
così attraente ma impalpabile, come la sensazione di pienezza.
Gli atti materiali sono i servetti delle sensazione.
La mia sensazione di vuoto, non passivo.
Vuoto attivo, per far spazio al pieno che verrà,
prima della completa dissoluzione, prima che la mia essenza
evapori assieme agli odori nauseabondi
degli acidi...